Regno disunito e instabile

Parlamento bloccato. E’ questo il responso dei seggi inglesi. I conservatori hanno 306 seggi, venti in meno rispetto a quanto serve per la maggioranza assoluta. I laburisti si sono fermati a quota 258, centosette in meno rispetto al 2005. I liberaldemocratici, a sorpresa, hanno addirittura perso consensi rispetto alle ultime elezioni: 62 seggi contro i 57 attuali. Leggi Identikit dell'elettore decisivo di Richard Newbury
8 AGO 20
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A prima vista, però, dal Regno Unito arriva un messaggio di instabiltà che non può che suscitare preoccupazione in un’Europa già parecchio instabile. Se si pensa che, secondo Bruxelles, il deficit di Londra è il più alto in assoluto nell’Unione europea, anche rispetto alla famigerata Grecia, un Parlamento bloccato non può che generare ulteriore panico. Non è neppure possibile stabilire chi sarà il prossimo premier. David Cameron, leader dei Tory, ha dichiarato che con questi numeri lui può governare anche in minoranza. Ma mentre dai Lib-Dem arrivavano parole di speranza, si è mossa la macchina del Labour, con Lord Mandelson pronto a dichiarare: “Le convenzioni costituzionali sono molto chiare. Conoscete le regole. Le regole dicono che se c’è un Parlamento bloccato non è il partito con i numeri più alti ad andare avanti per primo. E’ il governo in carica”. Quando poi Mandelson ha detto che il sistema elettorale, il bipolarismo rigido, “cammina su una gamba sola”, si è svelata la strategia laburista: alleanza “solida e stabile” con i Lib-Dem.
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